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Nutrizione parenterale: cos’è e come funziona Benessere

Nutrizione parenterale: cos’è e come funziona

Quando un malato non può pensare in maniera autonoma ad alimentarsi, si necessita della alimentazione parenterale, che è una tipologia di nutrizione artificiale (NA). In quali casi è indispensabile per la sopravvivenza e come si somministrano le sostanze nutritive?

Quando si ricorre alla NA

La nutrizione parenterale si configura come un trattamento sostitutivo dell’alimentazione naturale. Si tratta di un trattamento che rientra nella categoria della nutrizione artificiale e c’è da dire che, ad oggi, viene considerata una vera e propria disciplina medica, in continua evoluzione, dato che si cercano sempre nuovi metodi, il meno invasivi possibile, per alimentare coloro i quali non possono farlo da soli.

L’impedimento può essere sia di natura temporanea che permanente, ma rimane il fatto che chi ha bisogno della NA non può prescinderne per sopravvivere. Si passa all’alimentazione assistita nel momento in cui, per un lasso di tempo maggiore ai 7 giorni, viene inficiata una delle funzioni fondamentali per alimentarsi naturalmente.

Nel dettaglio, se non si riesce ad assumere cibo dalla bocca perché non si riesce a masticare o a deglutire, se sono compromesse le funzioni di digestione, assorbimento dei nutrienti o il transito intestinale, si deve procedere in maniera alternativa, al fine di evitare il deperimento della persona.

Sono questi i casi in cui il medico deve prescrivere un trattamento di nutrizione assistita.

Alimentazione parenterale

Sostanzialmente, esistono due diverse tipologie di nutrizione assistita: la prima è per via endovenosa, che è per l’appunto l’alimentazione parenterale, e la seconda, invece, è la nutrizione enterale e in questo caso i nutrienti vengono somministrati a livello dello stomaco e dell’intestino tramite delle particolari sonde, studiate proprio per questa esigenza, che vengono inseriti in naso, bocca o in orifizi creati appositamente.

Andando ad analizzare la prima tipologia di alimentazione assistita, si può dire che i nutrienti, in questo caso, vengono immessi direttamente nella circolazione sanguigna.

Come? Attraverso un catetere applicato in una vena, sia periferica che centrale a seconda dei casi e delle esigenze.

Questa tipologia di nutrizione ha sia scopo terapeutico che profilattico e, quindi, serve anche nel caso in cui si voglia evitare la degenerazione di una situazione di malnutrizione, come nel caso, ad esempio, di pazienti anoressici, restii ad alimentarsi in maniera naturale.

Si ha una nutrizione parenterale parziale quando si ha la necessità di introdurre solo una parte dei nutrienti e un valido esempio possono essere le flebo di glucosio o aminoacidi che molti pazienti ospedalizzati devono fare all’interno della loro terapia.

Ma c’è anche la nutrizione parenterale completa che, quindi, è sostitutiva a tutti gli effetti di quella per bocca e naturale. L’acronimo che individua questa tipologia di trattamento è NPT ed essa viene praticata sia negli ospedali, che a domicilio, quando i pazienti sono costretti a una lunga degenza o per permettere a chi ha perso le funzioni del piccolo intestino di continuare a vivere in maniera più o meno normale.

Chi ha bisogno della NPT

Per alcuni pazienti, la NPT è di fondamentale importanza per vivere. Nello specifico, devono sottoporsi a nutrizione parenterale per via endovenosa tutti coloro che versano in gravi condizioni di malnutrizione e che devono essere preparati per un intervento chirurgico, per effettuare sedute di radioterapia o chemioterapia.

In questi casi, la NPT è fondamentale, anche dopo il trattamento, per riuscire a migliorare e mantenere lo stato nutrizionale. La tecnica viene molto utilizzata anche nei casi in cui ci si è sottoposti a interventi di chirurgia maggiore, nei casi di ustioni molto gravi o fratture multiple.

La NPT è prescritta per chi si trova in coma da molto tempo o è in uno stato di anoressia avanzato. Anche nel caso in cui l’intestino deve essere completamente a riposo, come accade in alcuni stadi del morbo di Crohn, in caso di colite ulcerosa o grave pancreatite, è suggerita la NPT.

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